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Dalla dominazione spagnola al Risorgimento

Nel 1713 Milano passa di mano dagli Spagnoli agli Austriaci della casa Asburgo.
Dopo una parentesi sabauda con Vittorio Emanuele II di Savoia (1734 - 1748) Milano ritorna nuovamente in mano agli austriaci. Il governo dell’imperatrice Maria Teresa d'Austria, e del suo successore, il figlio Giuseppe II, diede avvio a un lungo periodo di riforme per la città che le portarono benefici in tutte le direzioni.
Il volto della città ringiovanì, l'architettura la trasformò e le antiche viuzze medievali, lasciarono il posto a più confortevoli contrade. Anche l'istruzione si ammodernò con la fondazione di nuove scuole popolari

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Teatro alla Scala fondato per volontà
dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria


Napoleone Bonaparte
Nel 1796 Napoleone Bonaparte cacciò gli Austriaci e prese il potere a Milano. La città divenne capitale della Repubblica Cisalpina (1797) e poi, con la proclamazione di Bonaparte imperatore col titolo di Napoleone I, capitale del Regno d’Italia nel 1805.
Nel 1814 il Regno cadde e, con il Congresso di Vienna del 1815, gli Austriaci ripresero il governo del territorio milanese.
Sotto tale dominio finì qualsiasi autonomia precedente ed ebbe inizio un periodo di oppressione politica e di sfruttamento economico. Questa situazione portò una parte della borghesia e dell'intellettualità a fomentare la cospirazione. Si crearono così le cosiddette "società segrete" tra cui la Carboneria a cui facevano parte molti intellettuali tra i quali Pietro Maroncelli a Silvio Pellico (autore de " Le mie prigioni", opera che risultò per l'Austria più nociva di una guerra persa), nonché il conte Federico Confalonieri.

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Silvio Pellico


Lo spirito di indipendenza della Carboneria, portato poi avanti da Giuseppe Mazzini, sfociò nelle Cinque Giornate di Milano, dal 18 al 22 marzo 1848, dopo le quali gli Austriaci e il capitano Radetzky se ne andarono sconfitti.

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