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Le origini di Milano

Belloveso, Tubai e Brenno

Quali furono i primi uomini che abitarono la zona in cui sorse la città?
Forse furono le antichissime popolazioni dei Liguri che, riunite in tribù, costruirono le prime capanne proprio sul luogo ove, in seguito, doveva sorgere il centro monumentale della città.
Ciò accadde verso il 1500 avanti Cristo.
Ai Liguri, che vivevano di pesca in palafitte sparse fra sterpaglie ed acquitrini, seguirono gli Umbro-Italici (o lnsubri), i quali trasformarono il misero villaggio nel centro principale della vasta zona che, da essi, ebbe appunto il nome di lnsubria.
Giunsero, poi, gli Etruschi. Questo popolo, già civile e progredito, si preoccupò di disciplinare il corso dei fiumi, di prosciugare le paludi e di coltivare la terra.
Comunque, fra le varie opinioni sull'origine di Milano, la più accettata è quella secondo cui la città venne fondata da Belloveso, capo di una tribù dei Galli, popoli che abitavano al di là delle Alpi.

Le leggende di Milano
Molti non sanno, ma anche Milano, come Roma, ha la sua leggenda sul come e quando nacque.

Belloveso
storia/ori_milano1.jpgCirca 600 anni prima della nascita di Gesù Cristo, viveva al di là delle Alpi, un re-pastore chiamato Ambigato.
Una sera, sul finire dell'inverno, alla luce oscillante di una torcia, Ambigato se ne stava seduto tutto pensieroso sotto la sua tenda di pelli in compagnia dei nipoti Belloveso e Segoveso, giovani dall'aspetto bello e forte e dai lunghi capelli color del rame. Bevevano in sitenzio, mentre la pioggia continuava impetuosa e monotona.
Ad un tratto la voce del vecchio Re ruppe il silenzio:
" Non si può vivere qui " - disse con voce accorata.
" I pascoli scarseggiano e noi siamo in troppi. Dobbiamo cercare nuove terre per noi e nuovi pascoli per le nostre bestie. Fossi più giovane partirei io! La terra c'è. Sta a noi rifiutarla e morire, oppure cercarla e vivere. "
Ambigato tacque per un istante, poi riprese:
" Dai montanari ho sentito parlare di una terra fertilissima dove il sole è più caldo e più vivo del nostro. Questa terra si trova ad oriente, al di là delle grandi montagne bianche. "
A mano a mano che il vecchio parlava, gli sguardi di Belloveso e di Segoveso s'illuminavano. Il vecchio non aveva finito di parlare che i giovani già avevano deciso di partire. Segoveso si avviò verso la Germania, Belloveso pensò di avviarsi verso le contrade d'Italia.
La voce si sparse e tre mesi dopo, al momento della partenza, molti uomini di altre tribù con le loro famiglie, si recarono all'accampamento di Ambigato per seguire i due nipoti.
Così un bel giorno, smontate le tende e abbandonate le capanne, tutto fu caricato sui carri.
Quella di Belloveso non era più una tribù, ma una vera moltitudine (circa 130 mila) di persone, uomini, donne e bambini, pronta ad iniziare il grande viaggio verso una nuova, ricca terra.
Il viaggio non fu facile. Immense difficoltà si presentarono a quegli uomini ritardandone la marcia: tempeste di neve, burroni profondi, picchi che sembravano inaccessibili. Non poche volte Belloveso fu sul punto di tornare indietro. Allora gli ritornavano in mente le parole del vecchio re-pastore « La terra c'è. Sta a noi rifiutarla e morire, oppure cercarla e vivere ». E riprendeva coraggio, mentre nuove forze lo spingevano, con tutti i suoi, verso oriente.
Finalmente, all' alba d'una rosea mattina, ecco apparire l'immensa pianura: la Pianura Padana.
Scesi a valle i Galli ebbero un primo scontro con i Taurini, poi battagliarono e respinsero gli Etruschi, che già occupavano il centro di quel vasto territorio, quindi arrivarono nella zona che corrisponde all'odierna Provincia di Milano e precisamente in una località chiamata Agro degli Insubri. Qui il paesaggio non era molto attraente: paludi ed acquitrini dominavano ovunque e già Belloveso stava per proseguire quando il capo degli Equi (una delle tribù venute con lui) si fece avanti, dicendo:
" Grande Belloveso, fermiamoci qui. Il nome di questo territorio è lo stesso del paese dal quale io sono partito. Ci porterà fortuna. "
La cosa sembrò a Belloveso di buon auspicio per cui decise di fermarsi.
Così, quasi al centro della terra occupata (che si chiamava Insubria) i Galli innalzarono una rustica borgata, cui venne dato il nome di Midland (nome già usato per altre località della Gallia e che significava « in mezzo alla terra »), cioè in mezzo alla regione occupata.
In seguito i Galli estesero il loro dominio fino alle Alpi, al Mincio e al Po e dominarono su quel territorio che, poco più tardi, venne chiamato dai Romani Gallia Cisalpina.
Questa è la leggenda più nota e più diffusa, ma altre due sono le leggende che attribuiscono ad altri personaggi la nascita di Milano

Tubai
Un' altra leggenda molto più mirabolante,è quella racontata dal milanese fra' Paolo Morigia, vissuto nel Cinquecento.
Fra' Paolo dice che questa « nobile e antica città » venne fondata 35 anni dopo il Diluvio Universale e cioè 2900 anni prima di Cristo, da Tubai, figlio di Jafet, terzogenito di Noè. Questo Tubai visse 197 anni, ebbe 90 figli e 13.700 nipoti.

Brenno
Un' altra leggenda attribuisce l'origine di Milano a Brenno, il feroce capo dei Galli il quale, dopo aver saccheggiato Roma, risalito nell' Italia settentrionale, fondò nel mezzo della Pianura Padana una città cui diede il nome di Alba, città che divenne, in seguito, la Mediolanum romana.

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