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Le cinque giornate di Milano

storia/5giornate_1.jpgLo storico Cesare Cantù, che vide da vicino le barricate, raccontò:
Il popolo di Milano non aveva mai visto barricate, ma le comprese al primo slancio e le eresse per tutta l'area abitata.
Si adoperavano tutto quello che poteva andare bene, carrozze, mobili di vario genere, letti, pagliericci, casse, materassi, sedie, confessionali, panche, insomma tutto quello che si poteva accatastare andava bene, persino le finzioni teatrali di boschi e di giganti.

Gli eroici ed amati Martnitt.
storia/5giornate_3.jpgAlla costruzione delle barricate avevano partecipato persino gli orfanelli, i bravi « Martinitt » così cari ai Milanesi e a tutti simpaticamente noti per la loro caratteristica uniforme con tuba a staio e giubbone dalle falde svolazzanti. Essi sgusciavano di barricata in barricata, portando ordini, polveri, viveri.
Questi valorosi figlioli della beneficenza cittadina erano argomento di ammirazione per tutti.
- Forza Martinitt! - vociavano le donne, mentr'essi facevano rotolare giù verso Porta Tosa le fascine di legna per costruire le prime barricate mobili.
Ma c'era forse bisogno d'incitarli? E chi s'arrampicava sui tetti a spiare il nemico? Chi dava nelle campane all'impazzata?
Finalmente, verso la sera della quinta giornata, le grida di Vittoria fecero accorrere ed affollare verso il Ponte San Damiano quanti erano in giro per le piazze e per le strade.
Questa volta la barricata e i suoi custodi non valsero più a trattene la gente. Porta Tosa poteva senz'altro meritare il nome di Porta Vittoria.

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Gli austriaci abbandonano Milano
attraverso Porta Tosa

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