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Dagli Arcivescovi a Federico il Barbarossa e i Comuni

Cessata la dominazione longobarda, inizia per Milano un periodo in cui a capo del governo cittadino stanno gli Arcivescovi. Con essi, la città si sviluppa maggiormente e riacquista l'importanza di un tempo.
Difesa nuovamente da solide mura, essa è in grado non solo di resistere ad eventuali assalti, ma anche di accogliere gli abitanti delle campagne che vi trovano rifugio, sfuggendo alla tirannia dei feudatari dei castelli. Questi ultimi chiedono, allora, l'appoggio dell'imperatore tedesco Corrado il Salico, il quale muove guerra a Milano, ma non riesce a soggiogarla (1037). Animatore dell'eroica resistenza è il grande arcivescovo Ariberto d'Intimiano, l'ideatore del famoso "Carroccio".

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Il Carroccio


Dopo Ariberto, l'autorità degli Arcivescovi diminuisce mentre il potere del popolo, che ormai partecipa al governo della città eleggendo i propri consoli, va sempre più affermandosi .
Nasce così il Comune e già abbiamo appreso dalla vita della regione quanta importanza ebbero nel Medioevo i Comuni, espressione della nuova potenza politica delle città e della loro volontà di combattere ogni potere feudale, persino quello dell'Imperatore.
Purtroppo i liberi Comuni cominciarono ben presto a combattersi fra di loro, ciascuno geloso della potenza dell'altro.
I Milanesi, ad esempio, distrussero Lodi e guerreggiarono a lungo contro Pavia, Cremona e Como. Successe così che gli altri Comuni lombardi chiesero l'aiuto dell'imperatore di Germania Federico Barbarossa.
E per ben sei volte Federico calò in Italia in guerra contro i Comuni. Nella prima spedizione assediò e distrusse Tortona; nella seconda assaltò e costrinse alla resa Milano, costringendola a pagare un fortissimo tributo.

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Federico il Barbarossa


Federico I detto "Il Barbarossa"
Nel 1160 ecco di nuovo il Barbarossa in Italia nuovamente all'assedio di Milano che si era precedentemente sollevata contro il Podestà mandato dall'Imperatore a governarla.
Da due anni durava l'eroica difesa dei Milanesi, quando un incendio improvviso e furioso distrusse tutti i magazzini nei quali erano stati accumulati i viveri: la città nel giro di pochi giorni fu costretta alla resa.
Il 1° marzo 1162, i consoli milanesi si recarono nella nuova città di Lodi e piegarono il ginocchio davanti all'Imperatore, implorando la sua clemenza. Ma la risposta di Federico fu quella di sgomberare entro 8 giorni la città, altrimenti sarà distrutta.
Era una gelida mattina di marzo quando dalle porte della città uscirono lunghe file gementi di uomini e donne, vecchi bambini e malati, ed ognuno portava quel poco che aveva potuto salvare

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Assedio di Milano zoom


Poi fu la rovina. La città abbandonata fu lasciata dal Barbarossa in potere dei Lodigiani, dei Cremonesi, dei Pavesi, dei Comaschi che erano accorsi ad ingrossare l'esercito di Federico e che ora, con la furia della vendetta, si davano a demolire i quartieri su cui sfogavano l'antico odio per i torti ricevuti.
La lezione era stata dura, tanto dura che la capirono, poco dopo, anche quelle città (Lodi, Cremona, Pavia, Como) che avevano dato man forte all'Imperatore nel saccheggio di Milano e che ora mal sopportavano anch'esse i soprusi d'ogni genere delle milizie tedesche.
Con Milano risorta, tutti i Comuni si strinsero, a Pontida, in quella Lega Lombarda che nel 1176 affrontò il Barbarossa a Legnano, sconfiggendolo ed umiliandone per sempre l'arroganza.

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